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Profusione di tinte e originalità, Casa Judía vi aspetta. Amata dagli abitanti e quasi sconosciuta ai turisti che rischiano di perdersela. La sua coloratissima facciata vi sorprenderà. È chiamata anche Casa Egipcia e si trova al numero 20 di Calle Castellón. Sorge in pieno centro della città, molto vicina alla Stazione del Nord. Viene considerata l’edificio più originale di Valencia. È sicuramente di uno dei più singolari e sconosciuti, completamente diversa da tutti gli altri immobili della zona. Non passa assolutamente inosservata la grande esplosione di colori: rosa, verde, giallo e celeste. Fu costruita negli anni ’30, con il boom dell’Art Déco, dall’architetto spagnolo Juan Francisco Guardiola Martinez. Il suo nome si deve alla stella di David sullo stipite della porta. Non si sa esattamente perché sia stato inserito questo simbolo. Potrebbe esservi un collegamento con l’edificio o essere stata un’iniziativa del progettista. Secondo un’altra ipotesi il suo committente, José Salom, era di origine ebraica.

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Valencia, solare e con un’ottima posizione sul mare, ricca di fascino e meta ambita dagli italiani, ma anche misteriosa ed enigmatica. Partecipa alla visita e scopri il passato oscuro della città che ospitò il primo bordello e il primo manicomio. Di Giulia Rosignoli Vivi un’esperienza davvero unica nel suo genere. Se ami esplorare luoghi particolari ed uscire dai grandi circuiti turistici, non perdere l’occasione di aggiungere queste due tappe alternative alla tua vacanza. Proprio come accade oggi ad Amsterdam, anche qui vi era un quartiere a luci rosse. Non solo, era molto famoso nell’Europa medievale ed uno dei maggiori di tutti i tempi. Attivo per oltre tre secoli, aveva un nome molto particolare: La pobla de les fembres pecadrius. Il re Giacomo II stabilì che il bordello doveva sorgere nella Pobla de Bernat Villa. Venne costruito a nord-ovest; inizialmente fuori dalle mura, per evitare l’intromissione delle autorità e della chiesa. In seguito all’ampliamento della città venne inglobato all’interno di esse, tra le strade Salvador Giner, Alta, Ripalda e Guillem de Castro. Numerosi erano i visitatori che vi accorrevano, pagando le tariffe più salate di tutta la penisola iberica. I documenti arrivati ai nostri giorni rappresentano una testimonianza dell’epoca. La prostituzione, condannata dalla chiesa, era considerata un’attività lavorativa lecita e normale. La struttura e le prostitute che vi operavano dovevano sottostare a precise disposizioni: ad esempio, rimanere chiuse all’interno della struttura durante le festività religiose e non lavorare. I controlli medici e di ordine pubblico erano rigorosi. Le prestazioni avvenivano al piano terra, mentre al primo piano vi era qualcosa di ancora più proibito per quei tempi: una biblioteca.

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Storia della Parrocchia di San Nicola e San Pietro

Nel centro storico di Valencia troviamo con sorpresa e in un luogo quasi nascosto questa chiesa, la cui storia iniziò quasi otto secoli fa. La parrocchia di San Nicola di Bari e San  Pietro Martire, fu fondata dallo stesso Giacomo I nel 1238 quando dopo aver conquistato Valencia, creò le prime 12 parrocchie per l’organizzazione sia civile che religiosa della cittá. La affidò ai frati domenicani che lo accompagnavamo, ma questi poco più tardi fondarono il proprio convento di San Domenico in altro luogo della città, lasciandone quindi la gestione diretta alla Diocesi. La prima riforma secondo lo stile gotico fu realizzato dalla famiglia Borgia a metà del XV secolo. Rettore della parrocchia era Alfonso Borgia , che conservó tale titolo anche quando diventò papa con il nome di Papa Callisto III, nominando un vice-rettore, che potesse sostituirlo nella gestione ordinaria.

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Alla fine del XVII  secolo,  con opera architettonica di Juan Bautista Perez Castiel venne trasformata in una chiesa di stile barocco. Ricoperta, secondo la moda dell’epoca, da stucchi e pitture in  questo stile, con disegno di Palomino (lo stesso della volta della Basilica  di Valencia dedica alla Vergine) e dipinti realizzati da Dionis Vidal. La combinazione di due stili cosí diversi  come il gotico e il Barocco, risulta in questa costruzione  molto armoniosa. Anche se popolarmente chiamata solo con in nome del santo  patrono di Bari, San Nicola, è da sempre dedicata in ugual modo anche a un altro santo italiano e veronese: San Pietro martire. Per questo motivo da un lato della navata appaiono i dipinti che raccontano la storia  e i miracoli del santo Vescovo di Mira, i cui resti furono portati a Bari e dall’altra la storia del domenicano San Pietro  Martire. Ma questa chiesa cosí bella e con una storia  così importante e che si trova in un luogo al centro della parte storica di Valencia, con   una piccola porta laterale nella Calle Caballeros,  è rimasta quasi anonima e sconosciuta sino a quando, poco tempo fa, è stata riaperta dopo uno stupendo restauro realizzato grazie alla fondazione Hortencia Herrero e alle nuove tecniche di recupero dell’Università Politecnica di Valencia. Da qulel momento è diventata una meta quasi obbligata per tutti i visitatori della città.

 

Esterno

È possibile accedere alla chiesta da tre lati, ma anche se  arrivando dalla piazza San Nicolas alla porta principale si possono intravedere quali sono le dimensioni, e il campanile di pianta quadrata e di tre altezze ci può indicare l’importanza della costruzione, l’esterno risulta abbastanza anonimo. Una porta gotica è sovrastata da un rosone con una stella di Davide, sul modello del rosone, più grande, che si trova sopra la porta degli Apostoli della Cattedrale.

L’altra porta,  quella sulla piazza San Nicola è invece di stile neogotico, realizzata nella seconda metà del diciannovesimo secolo. Quella che invece risulta quasi invisibile è la piccola porta di accesso della Calle Caballeros,  che se non avesse sopra la scritta “San Nicolas” sembrerebbe il portone di un edificio di appartamenti. Da qui si entra per la visita. Soprattutto accedendo da questa porta, che attraverso un corridoio ci porta all’interno dell Chiesa, la sorpresa di trovasi 2.000 metri quadri di affreschi sul soffitto ci lascia  veramente a bocca aperta.

 

Gli Affreschi

Il paragone con la Cappella Sistina del Vaticano è probabilmente un poco  esagerato, ma resta comunque una grande opera d’arte, capace di farti restare con lo sguardo in alto il tempo sufficiente da notarlo sulla cervicale.

Il motivo di tanta armonia tra gotico e barocco fu sicuramente la scelta di lasciare la forma degli archi a sesto acuto, con le proprie vele e nervature, dipingendo negli spazi disponibili e decorando poi le colonne e le cappelle.

Le scene della navata centrale rappresentano quindi da un lato la vita di San Nicola di Bari  e dall'altro quella di San Pietro.  L’attuale restauro e illuminazione ci permettono di apprezzarle in tutto il loro splendore. La pagina web della parrocchia ci ricorda che non è possibile realizzare visite turistiche mentre si stanno realizzando celebrazioni religiose, ma che l’orario di apertura della parrocchia è stato ampliato per dare accesso a un maggior numero di turisti. È possibile effettuare la visita sia  da soli pagando un biglietto di ingresso, sia con una visita guidata con guida ufficiale delle Comunità Valenciana, per maggiori informazioni si consiglia quindi prendere contatto con la parrocchia o  in alternativa di contattare me o un'altra guida ufficiale italiana.

Alessandro Girardi

Guida italiana Valencia

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La Cattedrale di Valencia, secondo dati storici e i registri, si inizio a costruire nel 1262 sotto la direzione di Arnaldo Vidal, per  essere terminata nel 1708 sotto la direzione del suo 11º maestro d’opera Juan Batista Perez Castiel. Ma in realtà, visto che la Cattedrale si costruì sull’antica Moschea Principale di Valencia, sembra che i lavori di riconversione iniziarono poco dopo 1238, non appena il re Giacomo I conquistò Valencia, e non terminarono mai,  perché una volta finita la costruzione principale, seguendo le mode del tempo, gli interni, le facciate le porte continuarono ad essere rimodellate. Nel giugno del 2016 sono terminati i lavori di ristrutturazione del museo della cattedrale.

La Chiesa madre, o Seu come qui la chiamano, con 94 metri di lunghezza e quasi 54  metri di larghezza  nel transetto, ha tre porte.  Ogni porta è orientata verso un punto cardinale e ognuna  fu costruita in un secolo differente, con uno stile differente. Descrivere le porte della Cattedrale vuol dire  quindi raccontare molti secoli di storia dell’arte valenciana

La prima porta a essere costruita, probabilmente sostituendo quello che era un piccolo ingresso della Moschea, fu la porta romanica detta anche Porta dell’Almoina, perché si apre dove prima c’era l’edificio caritativo dell’Almoina, o anche Porta del Palau, perché si trova dove c’è il palazzo dell’arcivescovo. Ma ha ancora altri nomi come per esempio Porta di Lerida. Per me qualsiasi nome è valido, quindi che ognuno la chiami come vuole, anche perchè persino il suo stile romanico, considerando il fatto che fu costruita probabilmente intorno al 1270,  era un poco in ritardo.

In ogni caso una gran opera d’arte di archi a tuttotondo concentrici, ognuno con una decorazione differente simile a un ricamo. Nei capitelli, appoggiati sulle fine colonne laterali, si trovano da un lato scolpite le storie della Genesi e dall’altro quelle dell’Esodo.

Nella parte superiore della porta si possono osservare le sculture delle teste di 7 coppie di sposi. Secondo la leggenda, dopo la conquista realizzata da uomini, per ripopolare la città di Valencia con gente cristiana,senza quindi sposarsi con donne di un'altra religione, queste 7 coppie provenienti da Lerida, portano 300 giovani fanciulle. Qualcuno, con senso più pratico, sostiene che probabilmente furono ritratti lí i finanziatori dell’opera.

La seconda porta, giusto dalla parte opposta del transetto, si apre sulla stessa piazza della Basilica, nominata Piazza della Vergine. Questa porta di stile gotico viene chiamata Porta degli Apostoli, perché le 12 statue, 6 per ogni lato, scolpite sotto l’archi gotici, rappresentano i 12 apostoli.

n questo caso gli archi, seguendo lo stile gotico, sono a punta.  Tra un arco e l’altro si possono osservare tre file di sculture: angeli, santi e profeti. Un dettaglio,  che piace spesso sentire agli italiani, è che probabilmente fu autore della porta l’italiano Nicola di Ancona, che dal 1303 al 1354 fu a capo della costruzione della Cattedrale. Un grande rosone con il simbolo della stella di Davide sovrasta la porta. Sfortunatamente la qualità della pietra usata per le sculture non era sufficiente a durare alle intemperie dei secoli, quindi le statue esposte sono delle copie. Le originali sono conservate all’interno.

Questa porta è storicamente importante, perchè proprio in questo luogo si riunisce da secoli, ogni giovedí alle 12:00  il Tribunale delle Acque, forse il tribunale più antico ancora esistente.

E per ultima l’attuale porta principale della Cattedrale che si apre sulla Piazza della Reina, in stile barocco.

Questa porta viene detta Porta dei Ferri, dovuto alla cancellata metallica che termina il cerchio nella parte di accesso. Fu costruita tra il 1703 e il 1741 intervendendo diversi architetti e scultori, tra cui l’austriaco Konrad Rudolf, Francisco Padilla e Francisco Vergara.

Il sedile interno è un ottimo pretesto per riposare un poco mentre si ammira più comodamente questa facciata cosí ricca, che grazie alla sua forma, sembra come accoglierci in un abbraccio materno.

Se volete vedere tutte le porte da più vicino, sarò lieto di essere la vostra guida e di raccontarvi numerosi dettagli e aneddoti.

visita guidata centro storico Valencia

Alessandro
Uno speciale ringraziamento a Fabio Moriconi per la cessione di alcune foto.

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