Vuoi scoprire i segreti di Valencia? 2 luoghi oscuri ti aspettano

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Valencia, solare e con un’ottima posizione sul mare, ricca di fascino e meta ambita dagli italiani, ma anche misteriosa ed enigmatica. Partecipa alla visita e scopri il passato oscuro della città che ospitò il primo bordello e il primo manicomio. Di Giulia Rosignoli

Vivi un’esperienza davvero unica nel suo genere. Se ami esplorare luoghi particolari ed uscire dai grandi circuiti turistici, non perdere l’occasione di aggiungere queste due tappe alternative alla tua vacanza. Proprio come accade oggi ad Amsterdam, anche qui vi era un quartiere a luci rosse. Non solo, era molto famoso nell’Europa medievale ed uno dei maggiori di tutti i tempi. Attivo per oltre tre secoli, aveva un nome molto particolare: La pobla de les fembres pecadrius.

Il re Giacomo II stabilì che il bordello doveva sorgere nella Pobla de Bernat Villa. Venne costruito a nord-ovest; inizialmente fuori dalle mura, per evitare l’intromissione delle autorità e della chiesa. In seguito all’ampliamento della città venne inglobato all’interno di esse, tra le strade Salvador Giner, Alta, Ripalda e Guillem de Castro. Numerosi erano i visitatori che vi accorrevano, pagando le tariffe più salate di tutta la penisola iberica. I documenti arrivati ai nostri giorni rappresentano una testimonianza dell’epoca. La prostituzione, condannata dalla chiesa, era considerata un’attività lavorativa lecita e normale. La struttura e le prostitute che vi operavano dovevano sottostare a precise disposizioni: ad esempio, rimanere chiuse all’interno della struttura durante le festività religiose e non lavorare. I controlli medici e di ordine pubblico erano rigorosi. Le prestazioni avvenivano al piano terra, mentre al primo piano vi era qualcosa di ancora più proibito per quei tempi: una biblioteca.

Dal turismo sessuale nella casa di piacere proseguiamo e ci spostiamo all’estremo opposto dello spettro: quello della follia e della sofferenza. In questa comunità sorse anche il primo ospedale della storia dedicato esclusivamente ai malati mentali. All’epoca erano considerati posseduti e venivano rinchiusi ed isolati dagli altri infermi. Si credeva infatti che l’influenza malefica fosse contagiosa. L’Hospital de Ignoscents, Folls e Orats aprì i battenti nel giugno del 1420 per volere di frate Joan Gilabert Jofrè, noto come Padre Jofré, in prossimità dell’antico Portal de Torrent, nel quartiere di Velluters. Il religioso difese dei matti molestati per strada da alcuni ragazzi e commosso compose un sermone per denunciare l’assenza di assistenza e protezione per queste persone. Propose quindi l’apertura di una sede idonea. Per la prima volta gli assistiti vennero liberati dalle proprie catene e sottoposti a trattamenti specifici. Potevano svolgere anche numerose attività .

La struttura si occupava di 400 malati di entrambi i sessi, 350 persone affette da demenza e 480 orfani. L’ospedale originario fu quasi completamente distrutto da un incendio e successivamente ricostruito. Ferdinando il Cattolico decise di riunire i piccoli ospedali , sovvenzionati dalle donazioni dei borghesi dell’epoca, unificandoli in un unico complesso, l’Hospital General . Rimase operativo per molti secoli, fino agli ’80. Oggi ha bisogno di interventi di restauro. Città mediterranea in cui si fondono insieme tradizione e modernità, terra dei fiori, della luce e dell’amore, come cantava il tenore spagnolo Alfredo Kraus, ma anche profonda ed enigmatica. Valencia è tutto questo, e molto altro ancora. Approfittane per prenotare una visita guidata in italiano; scopri l’affascinante storia di questi ed altri spazi misteriosi seguendo le parole della guida esperta. Posso assicurarti che non te ne pentirai.

scritto da Giulia Rosignoli per Guida italiana Valencia

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