paella valenciana

5 grandi idee made in Valencia

5 Cose interessanti di Valencia

La bellezza di Valencia è nota, ma sapevate che questa città è anche la patria di numerose scoperte e invenzioni? Alcune di esse sono popolari in tutto il mondo. Scopriamone insieme 5 cose interessanti di Valencia famosissime. Siete pronti? ¡Vamos!

1- La radio Spesso può risultare difficile attribuire la paternità di una grande scoperta ad una sola persona, come in questo caso. Guglielmo Marconi viene storicamente considerato l’inventore della radio, ma in realtà non fu così. A lui si deve la messa a terra del filo e diversi miglioramenti apportati, ma lo strumento era già stato ideato. Secondo alcuni studi fu Don Julio Cervera Baviera che sviluppò i principi dell’apparecchio per scopi militari.

2- Giornata Mondiale del Libro Amanti della lettura, conoscevate l’origine di questa ricorrenza?. L’idea fu promossa dallo scrittore, traduttore e giornalista Vincent Clavel Andrés. Re Alfonso XIII istituì il 6 febbraio 1926 una Giornata del Libro celebrata in tutta la nazione. Inizialmente venne proposta la data del 7 ottobre, successivamente spostata al 23 aprile, giorno della festa di San Giorgio, e divenne festa internazionale nel 1996 per volontà dell’Unesco. La data scelta è tutt’altro che casuale dato che proprio il 23 aprile morirono tre grandi scrittori: Miguel de Cervantes, William Shakespeare e Garcilaso de la Vega.

3- La Stilografica e la tachigrafia Francisco de Paula Martí Mora, vi dice niente questo nome? Grazie al suo estro sono state scritte tantissime parole, ma non compare mai nei libri di storia. De Paula Martí Mora inventò nel 1803 una penna stilografica con piuma in grado di scrivere per tre o quattro ore senza dover immergere la punta, facilitando così notevolmente il compito degli scrittori. A lui si devono anche la tachigrafia spagnola, ossia una tecnica di scrittura basata su segni convenzionali, e un alfabeto per sordomuti.

4- La paella Parliamo ora del piatto spagnolo più conosciuto al mondo. La prima ricetta di questa specialità fu rinvenuta in un manoscritto del XVII secolo e verso la fine del secolo era già nota in tutto il territorio spagnolo. Deve il suo nome alla padella in cui viene preparata che deriva dalla parola latina patella. Questo tipico riso spagnolo ha origine nelle zone rurali. Le prime versioni vennero realizzate con ingredienti della palude come anguilla, fagiolini e lumache. A causa della mancanza o della difficile reperibilità di questi ingredienti in alcune regioni vennero furono sostituiti con carne di coniglio e pollo. Ne troverete numerose versioni, tutte da provare. Venite a godervi questa delizia.

5- La Coca Cola Non ci crederete, lo so, ma anche la Coca Cola ha origini valenciane, o almeno così sembra. Al mistero della sua ricetta si aggiunge dunque quello della sua nascita. Grazie ad uno studio realizzato dalla BBC per i 125 anni del celebre liquido si è arrivati alla conclusione che questa bevanda è stata prodotta per la prima volta proprio in questa città, precisamente ad Aielo de Malferit. Già nel 1880 tre amici fondarono una fabbrica di liquori in cui iniziarono a produrre la bevanda Nuez de Kola-Coca, con un sapore ed un colore simili a quella che tutti conosciamo. A differenza della attuale,però, era alcolica. La Nuez de Kola-Coca venne presentata in numerosi eventi tra cui l’Esposizione Universale di Parigi del 1889 ed un concorso nel 1885 a Filadelfia, esattamente un anno prima della nascita ufficiale della Coca Cola. Proprio in quell’occasione la ricetta venne copiata.

Queste sono solo alcune delle numerose invenzioni valenciane, ma le sorprese non finiscono di certo qui. Cosa aspettate? Preparate la valigia, affidatevi alla vostra guida italiana e ne scoprirete tante altre mentre visiteremo la città. Rendete unica la vostra vacanza.

scitto da Giulia Rosignoli per Guida italiana Valencia

fontana di Valencia

Le fontane di Valencia

Le fontane di Valencia

Valencia è legata all’acqua sin dalle sue origini. Venne fondata sul letto dell’antico fiume Turia, una grande ricchezza per la città e per la vegetazione circostante. Nonostante la posizione privilegiata, però, il rifornimento di acqua non fu garantito fino a metà del XIX secolo. Lo stretto legame con questo elemento non è mai terminato: in città vi sono tantissime fontane. Sono circa 162 e si trovano ovunque: nei parchi e nei giardini, nelle rotonde, nelle piazze e lungo le strade. Alcune sono dedicate alla natura, altre a personaggi storici o mitologici, ma tutte hanno una propria storia da raccontare. Lungo il Paseo de la Alameda, una tra le strade più significative dal punto di vista storico, ci soffermeremo su alcune di esse.

La Fuente de las 4 estaciones con le sue bellissime statue, figure allegoriche che rappresentano le quattro stagioni, è del 1861. I soggetti raffigurati sono Poseidone, la sua sposa Anfitrite, Acis e Galatea, che sono posti sul primo livello. Sul livello superiore vi sono dei bambini. L’opera venne collocata accanto Puente del Real per volontà del sindaco Francisco Brotons che desiderava una riproduzione di quella parigina di Place de Terreaux. Realizzata in ferro fuso, fu dipinta di un elegante color avorio e riportata poi al nero con dettagli dorati nel 2009 in seguito al restauro.

Sul lato opposto del viale sorge la Fuente de los 4 elementos. Si trova accanto al Puente de Aragón dal 1878, ma era nella piazza del Mercato Centrale già dal 1852. Protagonisti dell’opera stavolta sono i quattro elementi: acqua, aria, terra e fuoco. Ogni bambino personifica un elemento; vi basterà osservare gli oggetti che tengono in mano per scoprire quello corrispondente. Anche questa è stata riportata dal bianco al proprio colore originale nel restauro del 2009.

La Fuente a la Diosa Flora in marmo bianco di Carrara, venne scolpita a Roma dallo sculture valenciano José Piquer Duart ed occupa la posizione attuale dal marzo del 1864. È la riproduzione di una scultura greca conservata al British Museum di Londra. Flora nella mitologia romana era la dea della primavera, dei fiori e della fioritura. Originariamente la scultura era circondata da numerose piante acquatiche, non più presenti.

Anche la Fuente al Doctor Moliner è in marmo di Carrara. Scolpita nel 1919 da José Capúz Mamano, riproduce l’effigie del medico spagnolo Francisco Moliner Nicolás con accanto due figure allegoriche: la scienza e l’amore materno. Lo scienziato fu docente di patologia medica, ostetricia e patologia e rettore dell’Università di Valencia. Sul sostegno su cui poggia la statua di Moliner è riportata l’iscrizione “Paz y armonía social por el amor y la ciencia. Al Dr. Moliner.” (Pace e armonia sociale per l’amore e la scienza.). Le fontane da ammirare sono davvero tantissime e per tutti i gusti. Non perdetevi la Fuente de Las Tres Ninfas, vicino alla Plaza del Ayuntamiento, e la Fuente del Tribunal de las Aguas in Plaza de la Virgen, accanto alla cattedrale. Quest’ultima è un vero e proprio omaggio all’antico fiume Turia. Prenotate una visita con la vostra guida italiana di fiducia, andremo ancora una volta alla scoperta di tesori e aneddoti curiosi, fuori dai grandi circuiti turistici.

Scritto da Giulia Rusignoli per Guida italiana Valencia

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Casa Judía, boom di colori

Casa Judia, il boom dei colori

Profusione di tinte e originalità, Casa Judía vi aspetta. Amata dagli abitanti e quasi sconosciuta ai turisti che rischiano di perdersela. La sua coloratissima facciata vi sorprenderà. È chiamata anche Casa Egipcia e si trova al numero 20 di Calle Castellón. Sorge in pieno centro della città, molto vicina alla Stazione del Nord. Viene considerata l’edificio più originale di Valencia. È sicuramente di uno dei più singolari e sconosciuti, completamente diversa da tutti gli altri immobili della zona. Non passa assolutamente inosservata la grande esplosione di colori: rosa, verde, giallo e celeste.

Fu costruita negli anni ’30, con il boom dell’Art Déco, dall’architetto spagnolo Juan Francisco Guardiola Martinez. Il suo nome si deve alla stella di David sullo stipite della porta. Non si sa esattamente perché sia stato inserito questo simbolo. Potrebbe esservi un collegamento con l’edificio o essere stata un’iniziativa del progettista. Secondo un’altra ipotesi il suo committente, José Salom, era di origine ebraica.

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Vuoi scoprire i segreti di Valencia? 2 luoghi oscuri ti aspettano

Luoghi oscuri, misteriosi e segreti di Valencia

Valencia, solare e con un’ottima posizione sul mare, ricca di fascino e meta ambita dagli italiani, ma anche misteriosa ed enigmatica. Partecipa alla visita e scopri il passato oscuro della città che ospitò il primo bordello e il primo manicomio. Di Giulia Rosignoli

Vivi un’esperienza davvero unica nel suo genere. Se ami esplorare luoghi particolari ed uscire dai grandi circuiti turistici, non perdere l’occasione di aggiungere queste due tappe alternative alla tua vacanza. Proprio come accade oggi ad Amsterdam, anche qui vi era un quartiere a luci rosse. Non solo, era molto famoso nell’Europa medievale ed uno dei maggiori di tutti i tempi. Attivo per oltre tre secoli, aveva un nome molto particolare: La pobla de les fembres pecadrius.

Il re Giacomo II stabilì che il bordello doveva sorgere nella Pobla de Bernat Villa. Venne costruito a nord-ovest; inizialmente fuori dalle mura, per evitare l’intromissione delle autorità e della chiesa. In seguito all’ampliamento della città venne inglobato all’interno di esse, tra le strade Salvador Giner, Alta, Ripalda e Guillem de Castro. Numerosi erano i visitatori che vi accorrevano, pagando le tariffe più salate di tutta la penisola iberica. I documenti arrivati ai nostri giorni rappresentano una testimonianza dell’epoca. La prostituzione, condannata dalla chiesa, era considerata un’attività lavorativa lecita e normale. La struttura e le prostitute che vi operavano dovevano sottostare a precise disposizioni: ad esempio, rimanere chiuse all’interno della struttura durante le festività religiose e non lavorare. I controlli medici e di ordine pubblico erano rigorosi. Le prestazioni avvenivano al piano terra, mentre al primo piano vi era qualcosa di ancora più proibito per quei tempi: una biblioteca.

visitare Valencia in 3 giorni

Valencia in 3 giorni

  Valencia in 3 giorni tre

Se la tua vacanza a Valencia dura tre giorni e vuoi visitare  le cose più interessanti, sarà meglio fare un programma generale prima di arrivare.

Quindi è importante chiedersi che visitare a Valencia  in 3  giorni, a Valencia cosa fare prima di arrivare e nel momento in cui stiamo organizzando la nostra vacanza.

Sicuramente tre giorni non bastano per conoscere bene la città, ma fare una corsa per vedere più cose possibili non ha senso, altrimenti non sarebbe una vacanza. Il primo consiglio è pensare cosa ti piace e fare una scaletta di possibili mete e poi provare a creare un itinerario per ogni giorno, certo con un poco di elasticità. Una volta indicati sulla cartina di Valencia i punti di maggiore interesse, scegli un albergo che si trovi giusto nel mezzo o il più vicino possibile a dove pensi di passare la maggior parte del tempo. Verifica poi la possibilità di muoversi da questo punto per raggiungere tutte le tue mete.

Tre possibili punti di interesse potrebbero essere: Il centro storico, la Città delle Arti e delle Scienze o la zona marittima del Cabanyal e della spiaggia della Malvarrosa.

Uno seconda opzione potrebbe essere scegliere un hotel vicino a una fermata della Metropolitana sapendo però che non c'è servizio di metropolitana notturno, quindi se pensi di cenare in un ristorante di una zona diversa da dove hai l'hotel, dovrai prendere un taxi.

 

Quindi cosa riuscirai a vedere a Valencia in tre giorni? Due saranno sicuramente punti fissi, per il terzo potrebbero esserci varie opzioni, sia in città sia fuori porta. L'ordine non importa, ma bisogna fare attenzione a scegliere per esempio per la visita del centro storico un giorno feriale e utilizzare la mattina per una parte della visita, visto che molti luoghi di interesse possono essere chiusi nei gorni festivi o nel pomeriggio.

Giorno 1: Centro storico di Valencia.

Il centro storico di Valencia, anticamente chiuso dentro le mura con un perimetro di circa 5 chilometri, ha un diametro di poco più di 1 chilometro e mezzo, ma fare la visita in linea retta, che è una opzione possibile, vorrebbe dire perdersi un buon numero di luoghi molto interessanti. Si tratterebbe di partire per esempio dalle Torri di Serrano per arrivare alla Stazione del Nord, attraversando la Plaza de la Virgen, Plaza de la Reina e  la Plaza del Ayuntamiento. Meglio invece inserire alcune deviazioni per vedere: il Palazzo del Marques de Dos Aguas, il Mercato Centrale e la Loggia della Seta. Un'alternativa più breve potrebbe essere visitare solo la zona più centrale nel triangolo tra il Mercato Centrale, le terme romane del Museo dell'Almoina e le Torri di Serrano. La visita del centro storico, senza fare shopping può durare una mattina o un giorno intero.

Giorno 2: Città delle Arti e delle Scienze

La Città delle Arti e delle Scienze, che si trova tutta all'interno della parte finale dell'antico letto del fiume Turia, ha una longitudine simile al diametro del centro storico ed è costituita da numerose strutture futuriste,  principalmente  opera dell'architetto Santiago Calatrava, ma anche dell'architetto Felix Candela. Per fare una breve passeggiata all'esterno e scattare qualche fotografia un'ora potrebbe bastare, ma l'ideale è dedicare un giorno alla visita di tutto il complesso che include: Teatro dell'Opera, cinema 3D Hemisferico, Museo della Scienza, giardino dell' Ombraculo, Ponte dell'Azud de Oro, Agorà e Parco dell'Acquario Oceanografico. 

Per visitare l'Oceanografico sono necessarie circa 3 ore e per il Museo della Scienza 2, ma per sfruttare al massimo dell'esperienza consiglio di includere la visita all'interno del Palau de les Arts, la visione di un film 3D nell'Hemisferico o nel 4D dell'Oceanografico e di svolgere come minimo un'attività didattica all'interno del Museo della Scienza. In questo caso, con pausa pranzo inclusa 7o 8 ore sarà il tempo da dedicare a questa visita.

Giorno 3 A) Una prima possibilità è restare a Valencia e secondo i nostri gusti svolgere alcune di queste attività: passeggiata in bicicletta o in Segway lungo i giardini del fiume Turia o per scopire il porto o la zona dei Poblados del Mar. Oppure visitare alcuni Musei, come il Museo di Belle Arti, l'IVAM (museo di arte moderna) Il museo della Seta, il Museo della Ceramica, Il museo Fallero.

Giorno 3 B) Seconda possibilità organizzare un gita fuori Valencia per esempio per  gli amanti della natura al parco naturale del lago dell' Albufera,  dove sarà possibile osservare gli uccelli e fare un giro in barca o per gli amanti della storia una gita a Sagunto con il suo grande castello e il teatro romano.

Per una delle sere una cena con Flamenco ci farà sentire sicuramente in Spagna.

Qualsiasi siano i tuoi interessi sicuramente con la tua Guida Italiana a Valencia tutto sarà più facile, interessante e divertente.

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San Nicola Valencia

San Nicola, la Cappella Sistina di Valencia

Storia della Parrocchia di San Nicola e San Pietro

Nel centro storico di Valencia troviamo con sorpresa e in un luogo quasi nascosto questa chiesa, la cui storia iniziò quasi otto secoli fa. La parrocchia di San Nicola di Bari e San  Pietro Martire, fu fondata dallo stesso Giacomo I nel 1238 quando dopo aver conquistato Valencia, creò le prime 12 parrocchie per l’organizzazione sia civile che religiosa della cittá. La affidò ai frati domenicani che lo accompagnavamo, ma questi poco più tardi fondarono il proprio convento di San Domenico in altro luogo della città, lasciandone quindi la gestione diretta alla Diocesi. La prima riforma secondo lo stile gotico fu realizzato dalla famiglia Borgia a metà del XV secolo. Rettore della parrocchia era Alfonso Borgia , che conservó tale titolo anche quando diventò papa con il nome di Papa Callisto III, nominando un vice-rettore, che potesse sostituirlo nella gestione ordinaria.

 

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Alla fine del XVII  secolo,  con opera architettonica di Juan Bautista Perez Castiel venne trasformata in una chiesa di stile barocco. Ricoperta, secondo la moda dell’epoca, da stucchi e pitture in  questo stile, con disegno di Palomino (lo stesso della volta della Basilica  di Valencia dedica alla Vergine) e dipinti realizzati da Dionis Vidal. La combinazione di due stili cosí diversi  come il gotico e il Barocco, risulta in questa costruzione  molto armoniosa. Anche se popolarmente chiamata solo con in nome del santo  patrono di Bari, San Nicola, è da sempre dedicata in ugual modo anche a un altro santo italiano e veronese: San Pietro martire. Per questo motivo da un lato della navata appaiono i dipinti che raccontano la storia  e i miracoli del santo Vescovo di Mira, i cui resti furono portati a Bari e dall’altra la storia del domenicano San Pietro  Martire. Ma questa chiesa cosí bella e con una storia  così importante e che si trova in un luogo al centro della parte storica di Valencia, con   una piccola porta laterale nella Calle Caballeros,  è rimasta quasi anonima e sconosciuta sino a quando, poco tempo fa, è stata riaperta dopo uno stupendo restauro realizzato grazie alla fondazione Hortencia Herrero e alle nuove tecniche di recupero dell’Università Politecnica di Valencia. Da qulel momento è diventata una meta quasi obbligata per tutti i visitatori della città.

 

Esterno

È possibile accedere alla chiesta da tre lati, ma anche se  arrivando dalla piazza San Nicolas alla porta principale si possono intravedere quali sono le dimensioni, e il campanile di pianta quadrata e di tre altezze ci può indicare l’importanza della costruzione, l’esterno risulta abbastanza anonimo. Una porta gotica è sovrastata da un rosone con una stella di Davide, sul modello del rosone, più grande, che si trova sopra la porta degli Apostoli della Cattedrale.

L’altra porta,  quella sulla piazza San Nicola è invece di stile neogotico, realizzata nella seconda metà del diciannovesimo secolo. Quella che invece risulta quasi invisibile è la piccola porta di accesso della Calle Caballeros,  che se non avesse sopra la scritta “San Nicolas” sembrerebbe il portone di un edificio di appartamenti. Da qui si entra per la visita. Soprattutto accedendo da questa porta, che attraverso un corridoio ci porta all’interno dell Chiesa, la sorpresa di trovasi 2.000 metri quadri di affreschi sul soffitto ci lascia  veramente a bocca aperta.

Gli Affreschi

Il paragone con la Cappella Sistina del Vaticano è probabilmente un poco  esagerato, ma resta comunque una grande opera d’arte, capace di farti restare con lo sguardo in alto il tempo sufficiente da notarlo sulla cervicale.

Il motivo di tanta armonia tra gotico e barocco fu sicuramente la scelta di lasciare la forma degli archi a sesto acuto, con le proprie vele e nervature, dipingendo negli spazi disponibili e decorando poi le colonne e le cappelle.

Le scene della navata centrale rappresentano quindi da un lato la vita di San Nicola di Bari  e dall'altro quella di San Pietro.  L’attuale restauro e illuminazione ci permettono di apprezzarle in tutto il loro splendore. La pagina web della parrocchia ci ricorda che non è possibile realizzare visite turistiche mentre si stanno realizzando celebrazioni religiose, ma che l’orario di apertura della parrocchia è stato ampliato per dare accesso a un maggior numero di turisti. È possibile effettuare la visita sia  da soli pagando un biglietto di ingresso, sia con una visita guidata con guida ufficiale delle Comunità Valenciana, per maggiori informazioni si consiglia quindi prendere contatto con la parrocchia o  in alternativa di contattare la vostra guida ufficiale italiana.

Alessandro Girardi

Guida italiana Valencia

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porta gotica cattedrale Valencia

Cattedrale di Valencia

 Cattedrale di Valencia

La Cattedrale di Valencia, secondo dati storici e i registri, si inizio a costruire nel 1262 sotto la direzione di Arnaldo Vidal, per  essere terminata nel 1708 sotto la direzione del suo 11º maestro d’opera Juan Batista Perez Castiel. Ma in realtà, visto che la Cattedrale si costruì sull’antica Moschea Principale di Valencia, sembra che i lavori di riconversione iniziarono poco dopo 1238, non appena il re Giacomo I conquistò Valencia, e non terminarono mai,  perché una volta finita la costruzione principale, seguendo le mode del tempo, gli interni, le facciate le porte continuarono ad essere rimodellate. Nel giugno del 2016 sono terminati i lavori di ristrutturazione del museo della cattedrale.

La Chiesa madre, o Seu come qui la chiamano, con 94 metri di lunghezza e quasi 54  metri di larghezza  nel transetto, ha tre porte.  Ogni porta è orientata verso un punto cardinale e ognuna  fu costruita in un secolo differente, con uno stile differente. Descrivere le porte della Cattedrale vuol dire  quindi raccontare molti secoli di storia dell’arte valenciana

La prima porta a essere costruita, probabilmente sostituendo quello che era un piccolo ingresso della Moschea, fu la porta romanica detta anche Porta dell’Almoina, perché si apre dove prima c’era l’edificio caritativo dell’Almoina, o anche Porta del Palau, perché si trova dove c’è il palazzo dell’arcivescovo. Ma ha ancora altri nomi come per esempio Porta di Lerida. Per me qualsiasi nome è valido, quindi che ognuno la chiami come vuole, anche perchè persino il suo stile romanico, considerando il fatto che fu costruita probabilmente intorno al 1270,  era un poco in ritardo.

In ogni caso una gran opera d’arte di archi a tuttotondo concentrici, ognuno con una decorazione differente simile a un ricamo. Nei capitelli, appoggiati sulle fine colonne laterali, si trovano da un lato scolpite le storie della Genesi e dall’altro quelle dell’Esodo.

Nella parte superiore della porta si possono osservare le sculture delle teste di 7 coppie di sposi. Secondo la leggenda, dopo la conquista realizzata da uomini, per ripopolare la città di Valencia con gente cristiana,senza quindi sposarsi con donne di un'altra religione, queste 7 coppie provenienti da Lerida, portano 300 giovani fanciulle. Qualcuno, con senso più pratico, sostiene che probabilmente furono ritratti lí i finanziatori dell’opera.

La seconda porta, giusto dalla parte opposta del transetto, si apre sulla stessa piazza della Basilica, nominata Piazza della Vergine. Questa porta di stile gotico viene chiamata Porta degli Apostoli, perché le 12 statue, 6 per ogni lato, scolpite sotto l’archi gotici, rappresentano i 12 apostoli.

n questo caso gli archi, seguendo lo stile gotico, sono a punta.  Tra un arco e l’altro si possono osservare tre file di sculture: angeli, santi e profeti. Un dettaglio,  che piace spesso sentire agli italiani, è che probabilmente fu autore della porta l’italiano Nicola di Ancona, che dal 1303 al 1354 fu a capo della costruzione della Cattedrale. Un grande rosone con il simbolo della stella di Davide sovrasta la porta. Sfortunatamente la qualità della pietra usata per le sculture non era sufficiente a durare alle intemperie dei secoli, quindi le statue esposte sono delle copie. Le originali sono conservate all’interno.

Questa porta è storicamente importante, perchè proprio in questo luogo si riunisce da secoli, ogni giovedí alle 12:00  il Tribunale delle Acque, forse il tribunale più antico ancora esistente.

E per ultima l’attuale porta principale della Cattedrale che si apre sulla Piazza della Reina, in stile barocco.

Questa porta viene detta Porta dei Ferri, dovuto alla cancellata metallica che termina il cerchio nella parte di accesso. Fu costruita tra il 1703 e il 1741 intervendendo diversi architetti e scultori, tra cui l’austriaco Konrad Rudolf, Francisco Padilla e Francisco Vergara.

Il sedile interno è un ottimo pretesto per riposare un poco mentre si ammira più comodamente questa facciata cosí ricca, che grazie alla sua forma, sembra come accoglierci in un abbraccio materno.

Se volete vedere tutte le porte da più vicino, sarò lieto di essere la vostra guida e di raccontarvi numerosi dettagli e aneddoti.

visita guidata centro storico Valencia

Alessandro
Uno speciale ringraziamento a Fabio Moriconi per la cessione di alcune foto.

cupola mercato centrale valencia

Valencia Mercato Centrale

Il mercato centrale di Valencia

Entrare al  Mercato Centrale  di Valencia è un’esperienza sensoriale che può lasciare le persone più sensibili stupefatte da tanti colori, suoni, profumi e sapori. Soprattutto è un luogo pericoloso per i golosi che si lasciassero tentare dall’acquistare tutte le leccornie che offrono le bancarelle, potrebbero trovarsi con il portafoglio vuoto e le mani piene di buste della spesa.

 

Il simbolo: un pappagallo

Secondo la tradizione mediterranea quando si va al mercato, non è come andare al supermercato dove prendi 4 mele in un pacchetto, vai alla cassa e paghi il prezzo scritto sull’etichetta. No al mercato si va per mercanteggiare, mi regala questa mela che è po’ ammaccata? Facciamo 2 chili e le faccio lo sconto? Signora assaggi quest’uva che è una delizia! Tutto questo tipico chiacchiericcio è rappresentato nel mercato centrale da un pappagallo verde (la cotorra), nome con cui vengono definite le persone che non si fermano mai quando  iniziano a parlare. Ritroviamo questo pappagallo sia come banderuola sulla cima della cupola più alta, sia come simbolo sulle porte o sulle magliette di venditori e venditrici.

Storia

Le origini del  Mercato Centrale di Valencia vanno cercate in un periodo storico precedente all’arrivo a Valencia di Giacomo I, (1238), quando Valencia era una cittá islamica, perché gia in quei tempi sorgeva qui un mercato musulmano. Secondo i registri storici Giacomo I concesse il permesso di realizzare qui un mercato settimanale e anni dopo il Re Pietro IV il cerimonioso, concesse che si celebrasse quotidianamente.

Fu però solo nel 1910  quando si decise di costruire l’attuale mercato coperto con un’area di più di 8.000 metri quadri.

Architettura

Il motivo principale della costruzione di questo grande mercato coperto, a differenza di tanti altri in Europa, non fu ripararsi dal freddo e dalla pioggia, due elementi atmosferici poco frequenti qui a Valencia, ma soprattutto dal caldo. Per questo motivo gli archittetti Alejandro Soler e Francisco Guardia disegnarono un struttura modernista con i soffitti molto alti e grandi finestre poste in alto per far circolare l’aria.

La struttura costituita principalmente di metallo ricorda la base della Torre Eiffel. Grazie aa questo materiale fu infatti possibile costruire grandi arcate con pilastri stretti, lasciando molto spazio alle bancarelle, agli acquirenti, ma soprattuto all’aria e alla luce. La costruzione del mercato terminò nel 1928, anno in cui fu inagurato dal Re Alfonso XIII. È costituito da due sezioni principali: una più grande dove si possono trovare frutta, verdura, salumi e formaggi,  spezie, ma anche macellerie, negozi gourmet di varie nazionalità o di birra proveniente da tutto il mondo. La cupola di questa sezione è alta 30 metri ed è decorata con le tipiche piastrelle di ceramica valenciana.

La seconda sezione del mercato è invece quella delle pescherie, dove non solo si può trovare pesce fresco, ma lo si può acquistare e portare in alcuni ristoranti vicini dove lo cucineranno per te.

Ma il mercato centrale non è solo un luogo dove fare la spesa giornaliera, è anche un luogo dove fare una passegiata per prendere un succo di frutta appena fatto o un gelato.

Se visitate il centro di Valencia in un giorno lavorativo, ricordate di passare dal mercato centrale prima della chiusura 14:30 e come sempre se volete saperne di più e fare buoni acquisti, c’è sempre la vostra guida italiana di fiducia.

Alessandro

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monumento fallas Valencia

Le Fallas la festa di Valencia

Le Fallas: Festa di San Giuseppe a Valencia

La festa delle Fallas, anzi Falles (da leggere faglies come famiglia) nella lingua valenciana è una festa di enormi dimensioni, ricca di momenti e eventi molto vari. Per capirla bene bisogna imparare un certo numero di vocaboli, che descrivono cose non traducibili perché semplicemente tipiche solo di questa festa.
Falles: per cominciare le Falles sono dei monumenti satirici realizzati con materiali combustibili (tipo cartone, cartapesta, legno, ma anche polestirolo) che vengono collocati nelle piazze, agli incroci o ovunque ci sia spazio sufficente. Hanno una certa somiglianza con i carri allegorici di Putignano o Viareggio, ma il loro numero e la dimensione di alcuni non sono comparabili con quelli delle feste italiane. I monumenti principali in questo momento sulle strade di Valencia sono 385, e quasi sempre sono accompagnati da un monumento più piccolo (falla infantil) dedicato ai bambini.

Le Falles sono divise in molte categorie, secondo quanto sia costato costruirle. Le più grandi e importanti, della categoria prima e speciale, possono raggiungere altezze da capogiro.
Dopo un anno di progetti e lavoro, tra il giorno 10 e il 15 di marzo tutti i pezzi detti Ninots, vengono portati sul luogo dove la sera del 15  marzo si celebra la Plantà con un Castillo (fuochi d’artificio di luce e rumore), il momento in cui si termina di collocare la falla. Dopo soli 4 giorni, il 19 marzo, notte di San Giuseppe, si celebra La Cremá, cioé si mette fuoco alla falla che con un grande falò brucia totalmente.
Tutte le Falles, secondo la loro categoria ricevono un premio e vengono classificate dalla Junta Central Fallera, che riunisce tutte le associazioni di cittadini che, riuniti in gruppi nei Casals, finanziano la costruzione della loro Falla.

Vincere il premio a miglior falla della sezione speciale è come vincere la Champions League.

Ma la festa, che ha il suo culmine in questi ultimi 5 giorni, in cui quasi tutte le strade sono chiuse e piene di gente, dura molto di più ed è ricca di altri elementi.
La festa inizia l’ultima domenica di febbraio, quando la Fallera Mayor, regina della festa, accompagnata dal sindaco,in questi ultimi anni Joan Ribò, sale sulle Torri di Serranos e annuncia  in valenciano l’inizio della festa, invitando cittadini e forestieri a partecipare.

Poi dal primo marzo, e cosí tutti i giorni alle 14:00 sino al  19 marzo, nella piazza centrale dell’Ayuntamiento, migliaia di persone si riuniscono per La mascletà. Sono dei fuochi d’artificio soprattutto rumorosi. Invece i Castillos, delle notti precedenti al 19 marzo, sono anche luminosi e si svolgono nell’antico letto prosciugato del fiume Turia

Fra i vari concorsi e gare fra le fallas, ci sono anche quello delle strade decorate e delle strade illuminate. Si, illuminate come per la festa del santo patrono, ma in un modo esagerato.

La sorpresa è che ultimamente vince sempre la stessa strada, che viene illuminata  con archi e colonne di Leds dalla ditta di luminarie italiana e precisamente salentina De Cagna. L’accensione delle luci ogni sera, non appena fa buio, è un’altro spettacolo da non perdere.

Poi ogni Falla, o comisión fallera, o casal, come dir si voglia, organizza la sua festa: concorso di Paellas sulla legna, per strada, concorso di disegno per i bambini, tornei, mercatini e Verbenas con Discomovil. In pratica musica a tutto volume per strada, balli e concerti sempre per strada sino a notte fonda, con molti brilli o un po’ più che brilli.
Per ultimo, ma non ho raccontato tutto, perché le Fallas sono fatte per essere vissute e non raccontate, la Ofrenda.

Nei due giorni della Ofrenda, o offerta, in due processoni che durano ore e che coivolgono i falleros di tutta la città e dei paesi vicini, oltre a rappresentanti di altre città spagnole e di fallas anche sudamericane, migliaia di fiori portati da gente in costume elegante dei contadini dell’ottocento o più antichi, vengono donati nella Plaza della Virgen al monumento in legno della Madonna. Questi fiori vengono collocati su una grande struttura di legno, con scolpiti e dipinti solo la testa della Vergine e il bambino Gesù,  per formare il mantello e il vestito.

Non so se per devozione, per l’emozione, o perché gli fanno male i piedi dopo aver camminato tanto con le scarpe con i tacchi ( o forse per i tre motivi insieme) ma molte falleras piangono nel momento in cui consegnano i fiori.

 

Un amico italiano ha scritto e stampato un  bel fumetto, anche in italiano,  facile da leggere e da capire intitolato Piero el Viajero dove la festa delle fallas viene spiegata in profondità. È possibile trovarlo in molti negozi, edicole del centro e anche nei migliori bike renting o puoi anche comprarlo da me. Questa l'immagine e il link

logo piero viajero

 

 

Se non le vedi non ci credi.
Per sapere di più su Valencia scrivimi e conoscerai e vivrai le fallas come se fossi di Valencia

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